Geriatria

Approccio Specialistico e Valutazione Multidimensionale

Eccellenza nella medicina specialistica geriatrica

Jacini Medical rappresenta un punto di riferimento per la medicina specialistica geriatrica a Roma, offrendo alle persone anziane e alle loro famiglie un servizio completo di valutazione, prevenzione e cura delle patologie tipiche dell'invecchiamento. Il nostro ambulatorio di geriatria si distingue per l'approccio globale e multidimensionale che considera non solo gli aspetti medici ma anche quelli funzionali, cognitivi, psicologici e sociali della persona anziana.

L'Italia è un paese che invecchia rapidamente. Secondo i dati ISTAT, gli over 65 rappresentano oltre il 23% della popolazione totale e questa percentuale è destinata ad aumentare nei prossimi decenni. L'invecchiamento della popolazione porta con sé sfide sanitarie e sociali importanti che richiedono risposte specialistiche adeguate. La geriatria è la branca della medicina che si occupa specificamente di queste sfide, offrendo competenze uniche nella gestione della complessità tipica dell'anziano.

La geriatria: una specializzazione medica dedicata alla terza età

Il geriatra è il medico specialista che si dedica alla cura della persona anziana, considerandola nella sua globalità e complessità. La geriatria è una specializzazione medica che richiede cinque anni di formazione specifica dopo la laurea in medicina e chirurgia, durante i quali il medico approfondisce la conoscenza delle patologie tipiche dell'invecchiamento, impara a gestire la multimorbidità (compresenza di più malattie), acquisisce competenze nella valutazione funzionale e cognitiva, sviluppa capacità di coordinamento tra più specialisti e servizi.

Ciò che distingue la geriatria dalle altre specializzazioni mediche è l'approccio olistico, ovvero la capacità di vedere il paziente anziano non come un insieme di organi malati ma come una persona intera con la propria storia, le proprie risorse, le proprie fragilità. Il geriatra non si occupa solo di curare le malattie ma di preservare l'autonomia, la qualità della vita, la dignità della persona anziana.

L'anziano non è semplicemente un adulto più vecchio. L'invecchiamento comporta modificazioni fisiologiche in tutti gli organi e apparati che influenzano la risposta alle malattie e ai trattamenti. La riduzione della riserva funzionale degli organi, i cambiamenti nella farmacocinetica e farmacodinamica dei farmaci, la maggiore vulnerabilità allo stress, la tendenza alla perdita di autonomia sono caratteristiche specifiche dell'anziano che richiedono competenze specialistiche per essere gestite correttamente.

Il concetto di fragilità: comprendere la vulnerabilità dell'anziano

Uno dei concetti fondamentali della geriatria moderna è quello di fragilità. L'anziano fragile non è semplicemente anziano o malato, ma si trova in una condizione di particolare vulnerabilità che lo espone a rischi elevati di eventi avversi: cadute, ospedalizzazioni, perdita di autonomia, istituzionalizzazione, morte.

La fragilità è definita come una sindrome geriatrica caratterizzata da riduzione delle riserve funzionali e della capacità di mantenere l'omeostasi di fronte a eventi stressanti. In pratica, l'anziano fragile è una persona che ha un equilibrio precario: eventi apparentemente banali (un'infezione urinaria, una modifica della terapia, un lutto familiare, un ricovero ospedaliero) possono innescare una catena di eventi che porta rapidamente al deterioramento complessivo delle condizioni.

I criteri più utilizzati per identificare la fragilità comprendono la perdita di peso involontaria negli ultimi mesi, la sensazione di esaurimento fisico e mentale, la ridotta forza muscolare misurata oggettivamente, la ridotta velocità del cammino, la ridotta attività fisica. La presenza di tre o più di questi criteri identifica una condizione di fragilità conclamata.

L'identificazione precoce della fragilità è fondamentale perché permette di attivare interventi preventivi che possono rallentare o arrestare il declino funzionale. Gli anziani fragili beneficiano particolarmente di una gestione specialistica geriatrica che sappia coordinare gli interventi medici, riabilitativi, assistenziali e sociali necessari.

La valutazione multidimensionale geriatrica: cuore della medicina geriatrica

Lo strumento distintivo della geriatria è la Valutazione Multidimensionale Geriatrica (VMG o VGM), considerata il gold standard nella gestione dell'anziano fragile. La VMG non è una semplice visita medica ma un processo diagnostico complesso e strutturato che valuta in modo sistematico tutte le dimensioni della salute dell'anziano.

Le aree esplorate dalla valutazione multidimensionale comprendono lo stato di salute medico (malattie presenti, sintomi, parametri vitali, esami obiettivo), lo stato funzionale (capacità di svolgere le attività di base della vita quotidiana come lavarsi, vestirsi, mangiare, spostarsi; capacità di svolgere le attività strumentali come fare la spesa, cucinare, gestire i farmaci, usare il telefono), lo stato cognitivo (memoria, attenzione, linguaggio, capacità di giudizio, orientamento), lo stato affettivo e psicologico (presenza di depressione, ansia, solitudine, motivazione), lo stato nutrizionale (peso, altezza, indice di massa corporea, riduzione dell'appetito, dieta abituale), la terapia farmacologica (numero di farmaci, appropriatezza delle prescrizioni, aderenza alla terapia, rischio di interazioni), il rischio di cadute e la mobilità (equilibrio, forza muscolare, ausili utilizzati, precedenti cadute), la situazione sociale e ambientale (con chi vive, supporto familiare, condizioni abitative, risorse economiche, servizi attivati).

Questa valutazione così ampia e articolata permette di identificare problemi che spesso sfuggono alla visita medica tradizionale. Per esempio, può emergere che un anziano assume in modo scorretto i farmaci non per cattiva volontà ma perché ha difficoltà cognitive che gli impediscono di ricordare gli orari, oppure che le cadute frequenti sono legate non tanto a una malattia neurologica ma alla polifarmacoterapia con sedativi prescritti per l'insonnia.

La visita geriatrica presso Jacini Medical

La visita geriatrica presso il nostro centro a Roma è strutturata per fornire una valutazione approfondita secondo i principi della medicina geriatrica moderna. La prima visita ha una durata adeguata, generalmente di 45-60 minuti, per permettere al geriatra di dedicare l'attenzione necessaria a ogni aspetto senza fretta.

È importante che alla visita il paziente sia accompagnato da un familiare o caregiver che lo conosca bene. La presenza di un accompagnatore è preziosa per diverse ragioni: può fornire informazioni che il paziente potrebbe non ricordare o minimizzare, può aiutare il paziente a capire le spiegazioni del medico, può essere coinvolto nella pianificazione degli interventi, può porre domande e esprimere preoccupazioni.

La visita inizia con la raccolta dell'anamnesi, fase fondamentale in cui il geriatra raccoglie la storia medica completa del paziente: malattie presenti e passate, interventi chirurgici subiti, farmaci assunti (è utilissimo portare tutte le scatole dei farmaci o un elenco completo), allergie note, precedenti ricoveri ospedalieri, storia familiare.

Il geriatra indaga poi sulla storia funzionale: come si è modificata nel tempo la capacità di svolgere le attività quotidiane, se sono comparse difficoltà nuove, se il paziente è ancora autonomo o necessita di aiuto, che tipo di aiuto riceve. Vengono poste domande specifiche sulle attività di base (alimentarsi, lavarsi, vestirsi, andare in bagno, spostarsi, controllare gli sfinteri) e sulle attività strumentali (fare la spesa, preparare i pasti, gestire i soldi, assumere correttamente i farmaci, usare il telefono, muoversi fuori casa).

Particolare attenzione viene dedicata ai sintomi che spesso l'anziano tende a minimizzare considerandoli "normali per l'età": cadute, capogiri, incontinenza, dolori, insonnia, inappetenza, perdita di peso, dimenticanze. Il geriatra sa che questi sintomi non vanno mai considerati normali ma richiedono sempre una valutazione approfondita perché possono essere espressione di patologie curabili o correggibili.

Dopo l'anamnesi, il geriatra procede con l'esame obiettivo completo, valutando le condizioni generali del paziente, i parametri vitali (pressione arteriosa misurata sia da sdraiati che in piedi per rilevare eventuali cali ortostatici, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno, temperatura), l'esame dei vari apparati (cardiaco, respiratorio, addominale, neurologico), lo stato nutrizionale (segni di malnutrizione, perdita di massa muscolare), la cute (alla ricerca di lesioni da pressione, segni di disidratazione).

Vengono inoltre effettuati test funzionali per valutare la mobilità e l'equilibrio. Il semplice osservare come il paziente si alza dalla sedia, come cammina, come si gira, se è stabile fornisce informazioni preziose sul rischio di cadute. Possono essere utilizzati test standardizzati come il Timed Up and Go (tempo impiegato ad alzarsi dalla sedia, camminare 3 metri, girarsi e tornare a sedersi) che è un ottimo predittore del rischio di caduta.

La valutazione cognitiva è parte integrante della visita geriatrica. Vengono utilizzati test di screening validati come il Mini Mental State Examination (MMSE) o il Clock Drawing Test che permettono di identificare la presenza di deterioramento cognitivo. Se emerge un deficit cognitivo, il geriatra decide se sono necessari approfondimenti diagnostici per identificare la causa e la gravità del disturbo.

Al termine della valutazione, il geriatra discute con il paziente e i familiari i risultati emersi, formula una diagnosi che considera tutte le patologie presenti e le loro interazioni, propone un piano di cura personalizzato che può comprendere modifiche delle terapie farmacologiche, prescrizione di esami di approfondimento, indicazione a consulenze specialistiche, suggerimenti su modifiche dello stile di vita, indicazioni su ausili e adattamenti ambientali, attivazione di servizi socio-assistenziali quando necessario.

Perché rivolgersi al geriatra: quando la visita geriatrica è consigliata

La visita geriatrica è consigliata in numerose situazioni. Come visita preventiva, a partire dai 75 anni per tutte le persone, specialmente se sono presenti più malattie croniche. Prima di questa età per persone che presentano segni di fragilità, anche se più giovani.

È importante consultare il geriatra quando si nota un declino delle capacità fisiche o cognitive: dimenticanze frequenti, difficoltà a trovare le parole, disorientamento, difficoltà a svolgere attività che prima si facevano senza problemi, perdita di forza, affaticamento precoce, difficoltà a camminare.

La visita geriatrica è fondamentale in presenza di cadute ricorrenti. Anche una singola caduta in un anziano merita sempre valutazione perché può essere il segnale di problemi sottostanti (disturbi dell'equilibrio, debolezza muscolare, ipotensione ortostatica, problemi visivi, effetti collaterali di farmaci) e aumenta significativamente il rischio di cadute successive più gravi.

Quando un anziano assume molti farmaci (polifarmacoterapia), generalmente cinque o più farmaci al giorno, la valutazione geriatrica è importante per verificare l'appropriatezza delle prescrizioni, identificare possibili interazioni dannose, semplificare quando possibile il regime terapeutico, migliorare l'aderenza alla terapia.

Dopo una malattia acuta o un ricovero ospedaliero, la visita geriatrica aiuta a riorganizzare le cure, aggiustare le terapie che spesso vengono modificate durante il ricovero, pianificare il percorso riabilitativo, prevenire il declino funzionale che spesso segue una malattia acuta nell'anziano fragile.

In presenza di sintomi che impattano sulla qualità della vita: dolore cronico, insonnia persistente, perdita di appetito, incontinenza, depressione, il geriatra può offrire un approccio globale che considera tutte le dimensioni del problema.

Quando la famiglia ha difficoltà a gestire l'anziano a domicilio, il geriatra può aiutare a identificare le cause delle difficoltà, suggerire strategie pratiche, indicare servizi di supporto, orientare verso le soluzioni più appropriate.

Per il rilascio di certificazioni medico-legali: certificato per richiesta di indennità di accompagnamento, certificato per invalidità civile, rilascio documentazione legge 104, certificazione per idoneità alla guida, il geriatra è lo specialista più appropriato perché la valutazione multidimensionale fornisce un quadro completo delle capacità residue e delle limitazioni dell'anziano.

Il ruolo del geriatra nella gestione delle patologie croniche multiple

Una delle situazioni più frequenti e complesse che il geriatra si trova a gestire è la multimorbidità, ovvero la compresenza di più malattie croniche nello stesso paziente. È stato stimato che un anziano over 75 soffre in media di 5-6 patologie croniche diverse. Questa situazione crea problematiche specifiche che richiedono un approccio geriatrico specializzato.

Le linee guida cliniche sono generalmente sviluppate per singole malattie e non tengono conto della complessità del paziente con più patologie. Uno studio ha mostrato che se si applicassero rigorosamente tutte le linee guida a un'anziana ipotetica con BPCO, diabete, ipertensione, osteoporosi e artrosi, le dovrebbero essere prescritti 12 farmaci diversi con 18 somministrazioni al giorno e una spesa mensile insostenibile.

Inoltre, i farmaci appropriati per una malattia possono essere controindicati o dannosi per un'altra malattia coesistente. Per esempio, gli antinfiammatori prescritti per l'artrosi possono peggiorare l'insufficienza cardiaca e aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale in un paziente che assume anticoagulanti. I beta-bloccanti utili per l'ipertensione e la cardiopatia possono peggiorare la BPCO.

Il geriatra è addestrato a gestire questa complessità, stabilendo priorità tra le diverse patologie in base all'impatto sulla qualità della vita e alla prognosi, bilanciando rischi e benefici di ogni terapia nel contesto del paziente specifico, semplificando quando possibile il regime farmacologico eliminando farmaci non essenziali o sostituendo più farmaci con uno solo che copre più indicazioni, monitorando attentamente gli effetti collaterali e le interazioni.

L'approccio multidisciplinare e il coordinamento delle cure

La gestione ottimale dell'anziano fragile richiede spesso il coinvolgimento di più figure professionali. Oltre al geriatra, possono essere necessari fisioterapisti per la riabilitazione motoria e la prevenzione delle cadute, logopedisti per i disturbi della deglutizione frequenti nell'anziano, dietisti/nutrizionisti per la gestione della malnutrizione, infermieri esperti in cure geriatriche, assistenti sociali per l'attivazione di servizi e pratiche burocratiche, psicologi per il supporto al paziente e ai familiari nelle fasi di adattamento a nuove condizioni.

Presso Jacini Medical il geriatra può avvalersi della collaborazione degli altri specialisti presenti nel centro quando necessario. Questa possibilità di coordinare all'interno della stessa struttura le diverse figure professionali rende il percorso di cura più fluido ed efficace.

Il geriatra assume spesso il ruolo di "regista" delle cure dell'anziano con multimorbidità, coordinando i vari specialisti, evitando duplicazioni di esami e prestazioni, assicurando che le diverse terapie siano compatibili tra loro, mantenendo una visione d'insieme che evita la frammentazione delle cure.

Accessibilità e umanità della cura geriatrica

I tempi di attesa per la visita geriatrica presso Jacini Medical a Roma sono contenuti. Comprendiamo che alcune situazioni richiedono valutazione tempestiva e ci impegniamo a offrire appuntamenti in tempi brevi.

Il nostro centro è situato in una posizione facilmente raggiungibile a Roma, con buona accessibilità anche per persone con difficoltà motorie. Gli spazi sono privi di barriere architettoniche per permettere l'accesso anche a chi utilizza ausili per la deambulazione o carrozzine.

La geriatria richiede non solo competenze tecniche ma anche sensibilità umana particolare. Il geriatra deve saper comunicare con persone che possono avere deficit uditivi, cognitivi, deve saper rispettare i tempi più lenti dell'anziano, deve saper coinvolgere i familiari senza escludere il paziente, deve saper riconoscere e valorizzare le risorse residue evitando atteggiamenti paternalistici che infantilizzano l'anziano.

Al Jacini Medical crediamo profondamente nel valore della dignità della persona anziana. L'invecchiamento non è una malattia ma una fase della vita che merita rispetto, ascolto, cura attenta. Ogni persona anziana ha una storia, un bagaglio di esperienze, delle preferenze che devono essere considerate nelle scelte di cura.

Le Principali Patologie Geriatriche e La Loro Gestione

Le sindromi geriatriche: manifestazioni tipiche della fragilità

Le sindromi geriatriche sono condizioni cliniche specifiche dell'anziano che non rientrano nelle classiche categorie di malattia ma rappresentano manifestazioni complesse di fragilità con eziologia multifattoriale. La loro presenza indica un elevato rischio di eventi avversi e richiede approccio specialistico geriatrico.

Le cadute rappresentano una delle sindromi geriatriche più importanti e pericolose. In Italia, circa un terzo degli anziani oltre i 65 anni cade almeno una volta all'anno e questa percentuale sale al 50% negli over 80. Le cadute non sono mai un evento casuale o inevitabile ma hanno sempre delle cause identificabili e spesso modificabili.

I fattori di rischio per le cadute sono numerosi e tipicamente multipli nello stesso individuo. I fattori intrinseci comprendono la riduzione della forza muscolare degli arti inferiori, i disturbi dell'equilibrio, i deficit visivi, l'ipotensione ortostatica (calo pressorio quando ci si alza in piedi che provoca capogiri), le malattie neurologiche (Parkinson, neuropatie, postumi di ictus), il deterioramento cognitivo e la demenza, l'incontinenza urinaria (che causa fretta nell'andare in bagno), il dolore ai piedi o l'uso di calzature inappropriate.

I farmaci rappresentano un fattore di rischio modificabile molto importante. Benzodiazepine e altri sedativi-ipnotici aumentano il rischio di cadute causando sonnolenza, rallentamento dei riflessi, disturbi dell'equilibrio. Antipertensivi possono causare ipotensione e capogiri. Antidepressivi possono causare sedazione e ipotensione ortostatica. Antipsicotici aumentano significativamente il rischio di cadute e dovrebbero essere usati con estrema cautela nell'anziano. La polifarmacoterapia (assumere 4 o più farmaci) di per sé aumenta il rischio di cadute indipendentemente dal tipo di farmaci.

I fattori estrinseci riguardano l'ambiente domestico: pavimenti scivolosi, tappeti non fissati, illuminazione inadeguata, scale senza corrimano, bagno senza maniglioni, mobili instabili, disordine nei percorsi, animali domestici che si intralciano tra i piedi.

Le conseguenze delle cadute nell'anziano possono essere gravi. Circa il 10% delle cadute causa fratture, tra cui le più temibili sono quelle del femore che richiedono intervento chirurgico e spesso portano a perdita definitiva dell'autonomia. Le cadute possono causare traumi cranici con ematomi intracerebrali, lesioni dei tessuti molli con ematomi e lacerazioni, sindrome da immobilizzazione prolungata se la persona cade e non riesce a rialzarsi per ore (rabdomiolisi, insufficienza renale, ipotermia).

Oltre alle conseguenze fisiche immediate, le cadute hanno importanti conseguenze psicologiche. La sindrome post-caduta si manifesta con paura di cadere nuovamente che porta a riduzione delle attività, autolimitazione dei movimenti, perdita progressiva di autonomia, isolamento sociale. Questo circolo vizioso porta a ulteriore debolezza muscolare e aumento paradosso del rischio di nuove cadute.

La gestione geriatrica delle cadute prevede una valutazione approfondita di tutti i fattori di rischio, la revisione della terapia farmacologica con riduzione o eliminazione di farmaci che aumentano il rischio, la correzione dei deficit visivi e uditivi, il trattamento dell'ipotensione ortostatica, l'adeguamento dell'ambiente domestico con interventi semplici ma efficaci, la prescrizione di programmi di esercizi specifici per migliorare forza, equilibrio, andatura, l'eventuale utilizzo di ausili appropriati (bastoni, deambulatori) quando indicati.

L'incontinenza urinaria colpisce circa il 30-40% degli anziani e ha un impatto devastante sulla qualità della vita, causando imbarazzo, isolamento sociale, depressione, rischio di cadute (per la fretta di raggiungere il bagno), infezioni urinarie, lesioni cutanee. Molti anziani non ne parlano al medico per vergogna, considerandola una conseguenza inevitabile dell'età.

In realtà l'incontinenza non è mai normale e spesso è trattabile. Il geriatra identifica il tipo di incontinenza (da urgenza, da stress, da rigurgito, funzionale, mista) e le cause sottostanti per prescrivere il trattamento appropriato che può comprendere modifiche dello stile di vita, rieducazione vescicale, esercizi del pavimento pelvico, terapie farmacologiche, in alcuni casi interventi chirurgici.

La malnutrizione nell'anziano è spesso sottovalutata ma è molto frequente, colpendo circa il 30% degli anziani ospedalizzati e il 10-15% di quelli che vivono a domicilio. È causata da molteplici fattori: riduzione dell'appetito fisiologica con l'età, problemi dentari che rendono difficile masticare, disfagia (difficoltà a deglutire), depressione che toglie interesse al cibo, solitudine (mangiare da soli riduce il piacere del pasto), povertà, malattie croniche che aumentano il fabbisogno, farmaci che riducono l'appetito.

Le conseguenze della malnutrizione sono gravi: perdita di massa muscolare (sarcopenia) con aumento del rischio di cadute e perdita di autonomia, riduzione delle difese immunitarie con aumento delle infezioni, ritardata guarigione delle ferite, peggioramento di tutte le malattie croniche presenti, aumento della mortalità.

Il geriatra valuta lo stato nutrizionale con parametri antropometrici (peso, altezza, indice di massa corporea, circonferenza del braccio, circonferenza del polpaccio), valutazione dell'appetito e dell'introito alimentare, esami del sangue (albuminemia, prealbuminemia, linfociti, emoglobina). Quando identifica malnutrizione, interviene con counseling nutrizionale, arricchimento della dieta, supplementi nutrizionali orali quando necessari, trattamento delle cause sottostanti (protesi dentarie, terapia della depressione, miglioramento della disfagia).

Le demenze: dalla diagnosi precoce alla gestione

Le demenze rappresentano una delle più importanti sfide della geriatria moderna. In Italia si stimano circa 1.200.000 persone affette da demenza e questo numero è destinato a crescere con l'invecchiamento della popolazione. La demenza non è una malattia specifica ma una sindrome caratterizzata da deterioramento cognitivo progressivo che interferisce con le attività quotidiane e con l'autonomia.

La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più comune, responsabile di circa il 60-70% di tutti i casi. È una malattia neurodegenerativa progressiva caratterizzata da accumulo di placche di beta-amiloide e grovigli neurofibrillari nel cervello, che causano morte neuronale e progressiva atrofia cerebrale. I sintomi iniziali sono disturbi della memoria recente (dimenticare conversazioni appena avute, ripetere le stesse domande, smarrire oggetti), disorientamento temporale e poi spaziale, difficoltà nel trovare le parole, difficoltà nelle attività complesse. Con la progressione compaiono alterazioni comportamentali, perdita completa dell'autonomia, necessità di assistenza continua.

La demenza vascolare è la seconda forma più comune, causata da danni cerebrali dovuti a problemi vascolari (ictus, piccoli infarti cerebrali multipli, malattia dei piccoli vasi). Il decorso è spesso a gradini con peggioramenti improvvisi seguiti da stabilizzazioni. I fattori di rischio vascolari (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, fibrillazione atriale, fumo) sono modificabili e il loro controllo può prevenire o rallentare la progressione.

La demenza a corpi di Lewy si caratterizza per fluttuazioni dello stato cognitivo (giornate buone e giornate cattive), allucinazioni visive, sintomi parkinsoniani (rigidità, lentezza, tremori), cadute frequenti, disturbi del comportamento durante il sonno REM.

La demenza frontotemporale colpisce persone più giovani (50-60 anni) e si manifesta inizialmente con alterazioni comportamentali (disinibizione, apatia, comportamenti inappropriati) e linguistiche piuttosto che con disturbi di memoria.

Il ruolo del geriatra nella gestione delle demenze è fondamentale in tutte le fasi. Nella fase diagnostica, il geriatra effettua una valutazione cognitiva approfondita con test neuropsicologici, esclude cause reversibili di deterioramento cognitivo (depressione, carenze vitaminiche, ipotiroidismo, idrocefalo normoteso, tumori cerebrali), prescrive esami di neuroimaging (TAC o risonanza magnetica cerebrale) per identificare atrofia, lesioni vascolari, altre patologie, richiede consulenza neurologica specialistica quando necessario per conferma diagnostica.

La comunicazione della diagnosi alla famiglia è un momento delicato che richiede sensibilità. Il geriatra spiega la natura della malattia, la prognosi, cosa aspettarsi, fornisce supporto emotivo, indirizza verso associazioni di familiari e servizi di supporto.

Nella gestione terapeutica, vengono prescritti quando indicati farmaci specifici per la demenza (inibitori delle colinesterasi come donepezil, rivastigmina, galantamina per Alzheimer lieve-moderato; memantina per forme moderate-gravi) che non guariscono la malattia ma possono rallentarne la progressione e migliorare i sintomi. Vengono trattati i disturbi comportamentali che compaiono frequentemente (agitazione, aggressività, deliri, allucinazioni, inversione ritmo sonno-veglia, wandering) con approccio prima non farmacologico e solo se necessario farmacologico, utilizzando psicofarmaci con estrema cautela per gli importanti effetti collaterali nell'anziano fragile.

Il supporto ai caregiver è fondamentale. La famiglia che assiste un paziente con demenza vive un carico assistenziale ed emotivo enorme. Il geriatra fornisce consigli pratici su come gestire i problemi quotidiani, indirizza verso servizi di sollievo (centri diurni, assistenza domiciliare, ricoveri temporanei di sollievo), monitora il burden (carico) del caregiver e previene il burnout.

Nella fase avanzata, quando il paziente perde completamente l'autonomia, il geriatra aiuta la famiglia nelle decisioni difficili riguardo all'istituzionalizzazione quando l'assistenza domiciliare diventa insostenibile, all'alimentazione quando compaiono problemi di deglutizione, alle cure palliative, al rispetto della dignità e della volontà del paziente per quanto possibile.

La malattia di Parkinson e i parkinsonismi

La malattia di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più frequente dopo l'Alzheimer. Colpisce circa l'1% della popolazione over 60 e la prevalenza aumenta con l'età. È causata dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici della sostanza nera con conseguente carenza di dopamina nei nuclei della base.

I sintomi motori caratteristici sono tremore a riposo (più evidente quando la mano è ferma, si riduce con il movimento volontario), rigidità muscolare, bradicinesia (lentezza dei movimenti), instabilità posturale con tendenza alle cadute nelle fasi avanzate. I sintomi sono tipicamente asimmetrici, iniziando da un lato del corpo.

Oltre ai sintomi motori, la malattia di Parkinson presenta numerosi sintomi non motori che impattano significativamente sulla qualità della vita: depressione (presente in circa il 50% dei pazienti), disturbi del sonno, stipsi, ipotensione ortostatica, disfunzioni urinarie, disturbi cognitivi che possono evolvere in demenza.

Il geriatra collabora con il neurologo nella gestione del Parkinson. La terapia si basa su farmaci dopaminergici (levodopa, dopamino-agonisti) che migliorano significativamente i sintomi motori ma nel tempo perdono efficacia e causano fluttuazioni motorie e discinesie. La gestione richiede aggiustamenti frequenti delle terapie, trattamento delle complicanze motorie, gestione dei sintomi non motori, fisioterapia per mantenere la mobilità, supporto nutrizionale (la disfagia è frequente nelle fasi avanzate), prevenzione delle cadute che sono molto frequenti.

Diabete mellito nell'anziano: obiettivi glicemici personalizzati

Il diabete mellito di tipo 2 è molto frequente nell'anziano, colpendo circa il 20% degli over 75. La gestione del diabete nell'anziano richiede un approccio diverso rispetto all'adulto, con obiettivi terapeutici personalizzati in base allo stato funzionale, all'aspettativa di vita, al rischio di ipoglicemie.

Negli anziani fragili con multimorbidità e aspettativa di vita limitata, obiettivi glicemici troppo stringenti possono essere dannosi perché aumentano il rischio di ipoglicemie che nell'anziano sono particolarmente pericolose. Le ipoglicemie possono causare cadute, traumi, aritmie cardiache, peggioramento cognitivo. Per questo negli anziani fragili si accettano obiettivi glicemici meno rigidi (emoglobina glicata 7.5-8.5%) rispetto agli adulti (sotto 7%).

Il geriatra sceglie farmaci antidiabetici con basso rischio di ipoglicemia, evita regimi terapeutici troppo complessi, semplifica quando possibile gli schemi insulinici, monitora attentamente la funzione renale che spesso è ridotta nell'anziano influenzando il dosaggio dei farmaci, valuta le interazioni con gli altri numerosi farmaci che l'anziano assume, educa il paziente e i familiari sul riconoscimento e gestione delle ipoglicemie.

Osteoporosi e prevenzione delle fratture da fragilità

L'osteoporosi è una malattia caratterizzata da riduzione della massa ossea e deterioramento della microarchitettura ossea che aumenta la fragilità e il rischio di fratture. Colpisce prevalentemente le donne dopo la menopausa ma anche gli uomini in età avanzata.

Le fratture da fragilità più comuni e gravi sono quelle vertebrali (spesso misconosciute perché possono essere asintomatiche o causare solo dolore dorsale attribuito all'artrosi), del femore (richiedono intervento chirurgico, sono gravate da mortalità del 20% entro un anno e perdita di autonomia nella maggior parte dei sopravvissuti), del polso, dell'omero prossimale.

Il geriatra identifica i pazienti a rischio (donne in postmenopausa, uomini over 70, precedenti fratture da fragilità, terapia cortisonica prolungata, magrezza eccessiva, familiarità), prescrive densitometria ossea (MOC) per quantificare il rischio, valuta i fattori di rischio modificabili (carenza di vitamina D, scarso apporto di calcio, sedentarietà, fumo, alcol), prescrive terapie preventive (supplementazione di vitamina D e calcio in tutti gli anziani a rischio, farmaci specifici anti-osteoporotici nei pazienti ad alto rischio), ma soprattutto lavora sulla prevenzione delle cadute perché anche un osso osteoporotico raramente si frattura spontaneamente, sono le cadute la causa delle fratture.

Ipertensione arteriosa nell'anziano

L'ipertensione è molto frequente nell'anziano (oltre il 60% degli over 65 è iperteso). Il trattamento dell'ipertensione nell'anziano è importante perché riduce il rischio di ictus, infarto, scompenso cardiaco, declino cognitivo. Tuttavia richiede cautela.

Obiettivi pressori troppo bassi possono essere dannosi nell'anziano fragile causando ipotensione ortostatica, ipoperfusione cerebrale, cadute, peggioramento della funzione renale. Le linee guida geriatriche raccomandano obiettivi pressori personalizzati in base alle condizioni del paziente: negli anziani robusti si può mirare a pressione sistolica 130-140 mmHg, negli anziani fragili sono accettabili valori fino a 150 mmHg.

Il geriatra sceglie farmaci antipertensivi ben tollerati, inizia con dosi basse e aumenta gradualmente (start low, go slow), monitora la pressione anche in ortostatismo, evita polifarmacoterapia inutile, rivaluta periodicamente se tutti i farmaci antipertensivi sono ancora necessari.

La depressione nell'anziano: spesso sottovalutata

La depressione colpisce circa il 10-15% degli anziani che vivono a domicilio e percentuali ancora maggiori negli istituzionalizzati. È spesso sottostimata e sottotrattata perché i sintomi possono essere atipici rispetto alla depressione dell'adulto.

Nell'anziano la depressione può manifestarsi con sintomi somatici (dolori diffusi, disturbi gastrointestinali, affaticamento) più che con tristezza evidente, lamentele per problemi di memoria (pseudodemenza depressiva), irritabilità, ansia, disturbi del sonno, perdita di interessi. Può essere scatenata da eventi della vita (lutto, malattia, istituzionalizzazione, perdita di autonomia) o insorgere senza causa apparente.

La depressione nell'anziano aumenta il rischio di mortalità, peggiora tutte le malattie coesistenti, riduce l'aderenza alle terapie, aumenta il rischio di cadute e di ospedalizzazione. Il geriatra la riconosce utilizzando scale validate, la distingue dalla demenza e dal fisiologico adattamento alle perdite dell'età, la tratta con psicoterapia di supporto nei casi lievi, con farmaci antidepressivi scelti con attenzione agli effetti collaterali (evitando antidepressivi triciclici che hanno molti effetti anticolinergici, preferendo SSRI con cautela per il rischio di iponatriemia), fornisce supporto alla famiglia.

La Polifarmacoterapia e l'Assistenza Geriatrica Globale

Polifarmacoterapia: una sfida quotidiana della geriatria

La polifarmacoterapia, definita come l'assunzione di cinque o più farmaci al giorno, è estremamente comune negli anziani. In Italia, circa il 50% degli over 65 assume 5-9 farmaci al giorno e l'11% assume 10 o più farmaci al giorno. Questo significa che quasi sette milioni e mezzo di anziani italiani sono in polifarmacoterapia.

La polifarmacoterapia nell'anziano nasce dalla presenza di multiple patologie croniche che secondo le linee guida richiederebbero ciascuna uno o più farmaci. Tuttavia, la polifarmacoterapia comporta rischi significativi: aumentato rischio di reazioni avverse ai farmaci, interazioni farmacologiche dannose, cascata prescrittiva (un farmaco causa un effetto collaterale che viene scambiato per una nuova malattia e trattato con un altro farmaco che a sua volta causa effetti collaterali), ridotta aderenza alla terapia (più farmaci si assumono, più è difficile prenderli tutti correttamente), costi elevati, aumento del rischio di ospedalizzazione.

Gli anziani sono particolarmente vulnerabili agli effetti collaterali dei farmaci per diverse ragioni fisiologiche. I cambiamenti farmacocinetici con l'invecchiamento comprendono riduzione della funzione renale che rallenta l'eliminazione dei farmaci, riduzione della funzione epatica che rallenta il metabolismo, riduzione della massa magra e dell'acqua corporea con aumento relativo del grasso che modifica la distribuzione dei farmaci, riduzione delle proteine plasmatiche che aumenta la quota libera di farmaci.

I cambiamenti farmacodinamici comportano aumentata sensibilità cerebrale ai farmaci psicotropi, aumentata sensibilità ai farmaci che influenzano la pressione arteriosa, ridotta risposta ai beta-agonisti, aumentata sensibilità agli anticoagulanti.

Il ruolo del geriatra nella gestione della polifarmacoterapia è fondamentale. La revisione della terapia farmacologica (medication review o riconciliazione farmacologica) è parte integrante della valutazione geriatrica. Il geriatra esamina tutti i farmaci che il paziente assume (compresi quelli da banco, integratori, fitoterapici), verifica per ogni farmaco se l'indicazione è ancora appropriata, se il dosaggio è corretto considerando l'età e la funzione renale, se ci sono interazioni dannose tra i farmaci, se ci sono duplicazioni terapeutiche, se ci sono farmaci potenzialmente inappropriati nell'anziano.

Esistono strumenti validati per identificare farmaci potenzialmente inappropriati nell'anziano. I criteri di Beers dell'American Geriatrics Society elencano farmaci che dovrebbero essere evitati o usati con cautela negli anziani. I criteri STOPP/START (Screening Tool of Older Persons' Prescriptions / Screening Tool to Alert to Right Treatment) identificano sia farmaci da evitare (STOPP) che farmaci che dovrebbero essere prescritti e non lo sono (START).

Esempi di farmaci potenzialmente inappropriati nell'anziano includono benzodiazepine a lunga emivita che causano sedazione prolungata, accumulo, aumentato rischio di cadute e deterioramento cognitivo, antistaminici di prima generazione con effetti anticolinergici (sedazione, confusione, ritenzione urinaria, stipsi), FANS (antinfiammatori non steroidei) per periodi prolungati per il rischio di sanguinamento gastrointestinale, insufficienza renale, scompenso cardiaco, antidepressivi triciclici per gli importanti effetti anticolinergici, alcuni antipsicotici che aumentano il rischio di ictus, cadute, mortalità nell'anziano con demenza, farmaci anticolinergici in generale che peggiorano la cognizione e aumentano il rischio di delirium.

La deprescrizione è il processo di riduzione o sospensione di farmaci che potrebbero non essere più necessari o i cui rischi superano i benefici. È una competenza specifica del geriatra. Richiede valutazione caso per caso, condivisione della decisione con il paziente e la famiglia, sospensione graduale e monitorata, follow-up attento per verificare che non ci siano peggioramenti.

Studi dimostrano che la deprescrizione appropriata migliora la qualità della vita, riduce le cadute e gli effetti collaterali, non peggiora e talvolta migliora il controllo delle malattie, riduce i costi.

Il delirium: emergenza geriatrica spesso misconosciuta

Il delirium, anche chiamato stato confusionale acuto, è una sindrome caratterizzata da insorgenza acuta (ore o giorni) di alterazione dello stato di coscienza e dell'attenzione, con fluttuazioni durante la giornata, alterazioni cognitive (disorientamento, disturbi di memoria, disturbi percettivi con allucinazioni), alterazioni psicomotorie (agitazione o al contrario rallentamento).

Il delirium è molto frequente negli anziani ospedalizzati (20-40% dei pazienti geriatrici ricoverati) e negli anziani fragili a domicilio durante malattie acute. È spesso misconosciuto perché la forma ipocinetica (paziente sonnolento, rallentato, poco reattivo) viene scambiata per depressione o progressione di demenza.

Il delirium non è mai normale ed è sempre espressione di una malattia acuta sottostante o di una causa iatrogena (farmaci). Le cause più comuni sono infezioni (urinarie, respiratorie), disidratazione e squilibri elettrolitici, farmaci (benzodiazepine, oppioidi, anticolinergici, corticosteroidi), dolore non controllato, fecaloma, ritenzione urinaria, ipossia, ipoglicemia o iperglicemia, ictus, infarto miocardico.

Il delirium è una emergenza medica perché è associato ad aumentata mortalità, prolungamento del ricovero, aumentato rischio di cadute e complicanze, perdita di autonomia, rischio di sviluppare demenza permanente. Richiede identificazione rapida della causa sottostante e suo trattamento, sospensione di farmaci potenzialmente causativi, gestione non farmacologica (ambiente tranquillo, presenza di familiari, riorientamento frequente, correzione di deficit sensoriali con occhiali e apparecchi acustici), uso cauto di farmaci sedativi solo se il paziente rischia di farsi male.

Il geriatra è esperto nel riconoscimento e gestione del delirium. Educa i familiari sui segnali di allarme e sull'importanza di contattare tempestivamente il medico se l'anziano presenta cambiamenti acuti dello stato mentale.

L'assistenza continuativa: dalla valutazione all'attivazione dei servizi

Una delle funzioni fondamentali del geriatra è orientare il paziente e la famiglia nel complesso sistema dei servizi socio-sanitari per l'anziano. Molte famiglie non conoscono i servizi disponibili o non sanno come attivarli.

I principali servizi territoriali per l'anziano comprendono l'assistenza domiciliare integrata (ADI) che fornisce assistenza medica, infermieristica, riabilitativa, assistenziale a domicilio per anziani non autosufficienti, i centri diurni che offrono attività ricreative, riabilitative, assistenza diurna permettendo all'anziano di rimanere a casa ma dando sollievo ai familiari durante il giorno, il ricovero temporaneo di sollievo in RSA per periodi limitati quando la famiglia ha bisogno di una pausa, l'assistenza domiciliare privata (badanti, assistenti familiari), le strutture residenziali (RSA, case di riposo) quando l'assistenza domiciliare non è più sostenibile.

Il geriatra aiuta la famiglia a valutare quando è il momento di richiedere aiuto esterno, quali servizi sono più appropriati per la situazione specifica, come attivarli, fornisce la documentazione medica necessaria per le richieste.

Nell'ambito delle pratiche medico-legali, il geriatra è lo specialista più indicato per redigere certificazioni che richiedono valutazione globale dell'autonomia: certificato per indennità di accompagnamento (necessario dimostrare che l'anziano necessita di assistenza continua per compiere gli atti quotidiani della vita), certificato di invalidità civile (valuta la riduzione della capacità lavorativa o delle capacità funzionali), certificazione per legge 104 (per accedere a permessi lavorativi per familiari che assistono), certificazione di idoneità alla guida (valuta se le condizioni fisiche e cognitive permettono una guida sicura).

La fine della vita: cure palliative e dignità

Il geriatra accompagna spesso i pazienti e le famiglie nelle fasi avanzate di malattie croniche progressive o nelle fasi terminali di malattie oncologiche. Le cure palliative non sono solo per i malati oncologici ma per tutti i pazienti con malattie inguaribili in fase avanzata (demenze avanzate, scompenso cardiaco terminale, BPCO grave, insufficienza renale terminale).

L'approccio palliativo geriatrico mira al controllo dei sintomi disturbanti (dolore, dispnea, nausea, agitazione), al supporto psicologico al paziente e alla famiglia, al rispetto dei desideri e della dignità del paziente, all'evitamento di accanimento terapeutico, alla pianificazione condivisa delle cure (dove e come il paziente desidera essere assistito, quali trattamenti accetta e quali rifiuta).

Il geriatra aiuta la famiglia a prendere decisioni difficili nelle fasi avanzate di demenza quando il paziente non può più esprimere le proprie volontà (decisioni su alimentazione, idratazione, ospedalizzazione per malattie acute), a gestire i sintomi terminali, ad accompagnare il lutto.

Prevenzione e invecchiamento attivo: mai troppo tardi per migliorare

Sebbene la geriatria si occupi principalmente di anziani con patologie, ha un ruolo importante anche nella promozione dell'invecchiamento sano e attivo. Non è mai troppo tardi per adottare stili di vita salutari che possono migliorare la qualità della vita e rallentare il declino funzionale.

L'attività fisica regolare è l'intervento più efficace per mantenere l'autonomia nell'anziano. Programmi di esercizi che combinano rinforzo muscolare, allenamento dell'equilibrio, esercizi aerobici riducono il rischio di cadute, migliorano la forza e la resistenza, migliorano l'umore e la funzione cognitiva, riducono il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche. Anche negli anziani molto vecchi e fragili, programmi di riabilitazione adattati possono portare miglioramenti significativi.

L'alimentazione adeguata è fondamentale. Gli anziani devono assumere proteine sufficienti (almeno 1-1.2 g/kg di peso corporeo) per contrastare la sarcopenia, calcio e vitamina D per la salute ossea, idratazione adeguata (gli anziani hanno ridotta percezione della sete), dieta varia ricca di frutta, verdura, cereali integrali.

La socializzazione e le attività cognitive proteggono dal declino cognitivo. Mantenere relazioni sociali, partecipare ad attività di gruppo, coltivare hobbies, leggere, giocare a carte o a giochi che stimolano la mente sono tutti fattori protettivi.

Le vaccinazioni sono importanti nell'anziano fragile: vaccinazione antinfluenzale annuale, vaccinazione antipneumococcica, vaccinazione anti-herpes zoster, richiami per tetano e difterite.

Il supporto ai caregiver familiari

I familiari che assistono un anziano non autosufficiente vivono un carico fisico, emotivo, economico enorme. Il burden del caregiver può portare a esaurimento (burnout), depressione, problemi di salute nel caregiver stesso, deterioramento della qualità dell'assistenza.

Il geriatra non si prende cura solo dell'anziano ma anche di chi lo assiste. Fornisce informazioni sulla malattia e sulla sua evoluzione preparando la famiglia a cosa aspettarsi, insegna strategie pratiche di gestione dei problemi quotidiani, riconosce i segni di sovraccarico del caregiver e suggerisce soluzioni (coinvolgimento di altri familiari, servizi di sollievo, supporto psicologico), indirizza verso gruppi di supporto e associazioni dove il caregiver può confrontarsi con altri in situazioni simili.

Come prenotare una visita geriatrica presso Jacini Medical Roma

Prenotare una visita geriatrica presso il nostro centro a Roma è semplice. Potete contattare la nostra segreteria telefonica negli orari di apertura oppure inviarci una richiesta tramite il modulo di contatto presente sul nostro sito web. Il nostro personale garantisce la massima discrezione e cortesia.

Per la visita geriatrica è utile preparare alcuni documenti: elenco completo dei farmaci assunti (ancora meglio portare tutte le scatole dei medicinali), risultati di esami recenti (esami del sangue degli ultimi mesi, ECG, eventuali esami radiologici), relazioni di altri specialisti consultati, lista delle malattie diagnosticate e degli interventi chirurgici subiti.

È molto importante che il paziente sia accompagnato da un familiare o caregiver che lo conosca bene e possa fornire informazioni utili, specialmente se il paziente ha problemi di memoria.

Il nostro impegno per la salute e la dignità dell'anziano

Jacini Medical si impegna ogni giorno a offrire un servizio di medicina specialistica geriatrica di eccellenza, caratterizzato da competenza professionale aggiornata, approccio multidimensionale e personalizzato, coordinamento delle cure tra diversi specialisti, attenzione agli aspetti funzionali e non solo medici, sensibilità verso gli aspetti psicologici e sociali, supporto alle famiglie, rispetto della dignità della persona anziana.

Crediamo che l'invecchiamento, sebbene comporti fragilità e vulnerabilità, sia anche una fase della vita ricca di esperienze, saggezza, affetti. Ogni persona anziana merita cure attente, rispetto, ascolto. Il nostro obiettivo non è solo curare le malattie ma preservare l'autonomia, la qualità della vita, la dignità, permettere all'anziano di rimanere il più a lungo possibile nel proprio ambiente, circondato dagli affetti, mantenendo il massimo grado possibile di autodeterminazione.

Per informazioni, prenotazioni o per qualsiasi domanda riguardante i nostri servizi di medicina specialistica geriatrica, non esitate a contattarci. Saremo lieti di assistervi con professionalità, competenza e umanità nel percorso di cura del vostro caro anziano.

Jacini Medical - Centro di Medicina Specialistica a Roma Dove l'eccellenza della geriatria incontra l'umanità e il rispetto per la persona anziana

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